OCCHI CHE PARLANO
Vedere Gulu con gli occhi di una giovane ragazzi di 22 anni: Annalisa ci propone la sua visione di questa esperienza magnifica che insegna a tutti, dai più grandi ai più giovani!

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Un viaggio tanto atteso, un sogno nel cassetto, un’esperienza che, forse, non ho ancora smesso di vivere. Un viaggio che quando finisce non vuole lasciarti tornare a casa, perché a Gulu ti senti completa e sai comunque che sarà un arrivederci. Gli acholi sono una popolazione accogliente, dolce, attenta, che mi ha fatto sentire subito a casa. Mi sono riscoperta accettata e libera perché con la loro gioia, con i loro occhi mi sentivo completamente me stessa. Ho sempre avuto l’idea del partire per l’Africa come un viaggio più materiale che mentale: un fare, costruire, portare un po’ di occidente in una terra povera… E invece non è stato così!

Grazie a Good Samaritan abbiamo avuto la possibilità di fare un viaggio-incontro, visitando i tanti progetti dei Comboni Samaritans of Gulu e le realtà che aiutano ogni giorno. Un modo di vivere in prima persona un nuovo luogo e di camminare insieme ai beneficiari dei progetti, agli operatori arricchendosi a vicenda.

“Afoyo Matek”: ciao e grazie. In ogni momento della giornata quattro chiacchiere e tanti sorrisi: una popolazione lenta nel cammino, ma attenta alle persone. Certo, il paesaggio urbano caratteristico con bancarelle ai lati della strada, donne che arrostiscono le pannocchie, uomini che aggiustano le motociclette era uno scenario nuovo per me; ma se si va oltre a quella che è la povertà, vissuta in maniera molto dignitosa dalle gente, si scopre una ricchezza d’animo che non ho mai incontrato. Gli occhi di queste persone mi hanno detto più di mille parole: la gioia dei bambini dell’asilo delle collane, splendidamente accuditi dalle educatrici; le coccole dei bambini dell’orfanotrofio St.Jude dove, con solo due carezze, una bimba mi si è addormentata sul braccio; i sorrisi dei ragazzi nelle scuole dove ho realizzato l’importanza dello studio; gli occhi pieni di coraggio delle donne della Cooperativa Wawoto Kacel che si sono raccontate attraverso un passato di guerra, discriminazione e vulnerabilità e, nonostante questo, hanno voglia di rimettersi in gioco lavorando duramente per mantenere la propria famiglia.WhatsApp Image 2018-08-20 at 16.37.20

Vedo gli occhi di Ronald, un bambino campo famiglia di 14 anni, malato di AIDS, che deve prendersi cura della nonna cieca. Occhi di fatica, non spensierati come si dovrebbero avere alla sua età. Riesce a sopravvivere grazie all’aiuto dell’associazione e dei suoi vicini: ed ecco gli occhi della solidarietà che lasciano intravedere un briciolo di speranza in queste situazioni disperate; gli acholi sono capaci di non pensare solo a se stessi ma di spendersi per l’altro.

Torno a casa con tante riflessioni da fare sui valori della mia vita, m’impegno a fare delle scelte di vita più consapevoli: essere una cittadina attenta e attiva, senza dover per forza fare cose magnifiche o voler cambiare il mondo, ma portando il messaggio di solidarietà e di rispetto per gli altri che ho imparato durante questo viaggio che mi ha arricchito e che mi ha fatto crescere. Con la calma acholi tutto si può fare, bisogna solo saper aspettare e ascoltare. Con il cuore pieno di gioia non vedo l’ora di ritornare in quella terra piena di occhi speciali!

ANNALISA SI RACCONTA ATTRAVERSO LE FOTOGRAFIE
Le fotografie raccontano chi siamo, ma soprattutto la nostra visione del mondo e delle esperienze che viviamo. Ecco perché è importante, per noi di Good Samaritan, che le testimonianze non siano raccontate solo sotto forma di parole, ma anche di immagini: per rivivere con gli occhi della persona che racconta i luoghi dove è stato, le persone che ha incontrato, le esperienze che ha vissuto e le emozioni che ha provato!