A cura di Valeria Lotti, volontaria di Good Samaritan.

Wawoto Kacel: difficile da comprendere e ancora di più da pronunciare. Niente panico: si pronuncia esattamente com’è scritto e, in lingua acholi, significa camminiamo insieme. Un nome scelto dalle stesse socie al momento della stesura dell’atto costitutivo, nel 2004. È un nome che rappresenta bene il percorso intrapreso in questi sedici anni di sforzi, di accompagnamento e di grandi soddisfazioni. La cooperativa Wawoto Kacel, infatti, non nasce come un progetto classico, ma ha l’obiettivo di rispondere al bisogno immediato della sussistenza primaria delle donne vulnerabili coinvolgendole in attività artigianali che sviluppino le loro capacità creative. Nata in tempo di guerra (civile, guidata da LRA – Lord’s Resistance Army di Joseph Kony) la cooperativa accoglie donne in prevalenza malate di AIDS e poliomielitiche, incapaci ormai di lavorare nei campi. In seguito apre le porte a donne del bush, cioè direttamente o indirettamente impiegate nella guerra, come bambine soldato o come schiave sessuali dei ribelli. Il primo passo di questo cammino è fatto, ma molti altri passi in avanti stanno per lasciare una positiva impronta sulla terra rossa africana.

Il mango sotto al quale le donne si riuniscono con ago e filo, per fare il punto croce, non basta più. Si fa sempre maggiore l’esigenza di una struttura e di spazi adeguati per ampliare l’offerta di prodotti e quindi per una lavorazione più precisa e professionale. Tuttavia le vendite non riescono a coprire le spese vive della cooperativa e Good Samaritan deve continuare a sostenere economicamente il progetto. Grandi passi vengono fatti però rispetto alla mission della cooperativa. Essa, infatti, si rivela un luogo terapeutico che fornisce gli strumenti alle donne per camminare da sole, lavorare insieme e condividere l’esperienza della malattia e della disabilità. Per le sue socie dunque, la Wawoto Kacel non è solo una preziosa opportunità di guadagno, ma anche un sostegno psicologico e spirituale, che presta particolare attenzione allo sviluppo di talenti e creatività. Alle donne sono garantiti l’accesso alle cure sanitarie di base e un’alimentazione equilibrata, l’accesso a piccoli fondi di micro credito e a corsi di aggiornamento professionali.

Il principale passo verso l’autonomia, sia economica che gestionale, arriva nel 2016 quando Good Samaritan incarica Giuseppina D’Amico, cooperante, di prendere in mano le redini del progetto. Le difficoltà riscontrare da Giuseppina non sono poche: è bianca, giovane e donna e l’impostazione del suo lavoro è analitica e programmatica, mentre quella delle donne ha ancora un approccio emergenziale. Gradualmente la situazione migliora: le donne cominciano a capire che le strategie della nuova manager sono efficaci. Il loro lavoro, infatti, è meglio strutturato e i risultati si potenziano sia in termini di vendita, che rispetto all’assistenza che è dedicata loro. Nel 2018 più che a un passo, la cooperativa assiste a un salto: Immaculate Adong, che si è formata per lungo tempo nel ruolo di vice responsabile, diventa la prima donna di origine acholi a capo del progetto. Le strategie messe in atto dal consiglio direttivo (per esempio la migliore gestione del costing, delle procedure di produzione e una rinnovata strategia di marketing) hanno fatto sì che le vendite siano aumentate in Uganda e all’estero e che il supporto di Good Samaritan sia diminuito nel tempo e si limiti ora a un contributo per sostenere le spese di cibo, di gestione degli spazi, dei salari e per il supporto sanitario. La sostenibilità della cooperativa è passata dal 45% del 2015 al 90% nel 2019: non ci interessa vincere lo sprint, ma la maratona. Con i tempi giusti, quelli a tutela delle persone e della loro vulnerabilità, la cooperativa cammina verso la sostenibilità.

Wawoto Kacel quindi. Camminiamo insieme. Fino all’autonomia del progetto e del singolo, con un’attenzione a 360° sulla salute, l’istruzione, l’alimentazione e il supporto psicologico. Ecco quindi che la cooperativa si conferma un esempio di sviluppo sostenibile di successo, che contribuisce all’empowerment femminile, genere che è stato colpito maggiormente dalla guerra e dalle sue disastrose conseguenze di discriminazione e malattie.

Il lavoro di Good Samaritan in cooperativa non si limita a un mero supporto economico. L’impegno è anche di natura creativa: Giovanna, volontaria dell’associazione da due anni, si è recata recentemente a Gulu per progettare assieme allo staff locale nuovi prodotti per la collezione primavera-estate. Mai come ora è attraverso l’acquisto di questi oggetti unici e originali, interamente lavorati a mano, che si realizza l’aiuto più efficace e concreto al progetto.

Immaculate e Giovanna durante la creazione di nuovi prodotti e la scelta dei materiali.