A cura di Suor Dorina Tadiello, medico e missionaria comboniana.

Il 22 novembre 2020 a Kalongo, nel cuore della regione acholi del nord Uganda, ci sarà un evento straordinario: la beatificazione di Padre Giuseppe Ambrosoli, un missionario comboniano medico, morto nel 1987. Sarà una grande festa del popolo acholi per ricordare una figura che aveva trasformato un piccolo dispensario sperduto in mezzo alla savana, in una zona poverissima e abbandonata, in un ospedale grande, accogliente, umano; con una scuola di ostetricia, che ha formato personale qualificato a molti ospedali del nord Uganda. Sarà la celebrazione della santità che Dio ha realizzato in questa persona che ha saputo riunire mirabilmente umanità, professionalità, capacità organizzativa e imprenditoriale al servizio dei malati e dei più poveri in una regione dimenticata e abbandonata, nella grande savana africana.

Giuseppe Ambrosoli nasce nel 1923 a Ronago, provincia di Como, e diviene missionario comboniano nel 1955. Parte l’anno successivo per l’Uganda, dove è assegnato a Kalongo. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e lavorare con lui quando sono stata due anni in Uganda come medico volontario. Sono stata a Kalongo per ben due volte in situazioni di emergenza sanitaria in ospedale. Lo ricordo con tanta ammirazione e come un esempio cui guardare. Quello che è scolpito nel mio cuore è quello che diceva la gente nei suoi confronti: era un uomo di Dio e il medico dei poveri.

Un uomo di Dio per l’umiltà, la mitezza del suo tratto umano, la capacità di comprensione, ascolto, gentilezza e quel suo modo di vivere che faceva sentire gli altri superiori a se stesso. Sono doti profondamente umane, ma anche altamente spirituali perché in Giuseppe erano la manifestazione di una vita interiore radicata in Dio, abbandonata alla sua volontà e docile all’azione dello Spirito. Nel 1987, dopo anni difficili, dopo tante prove, un’infinita pazienza per costruire l’ospedale, preparare il personale, dare avvio a una scuola professionale riconosciuta dal governo e altamente qualificata, nel pieno della guerra che ha dilaniato il nord Uganda, l’esercito ordina a Padre Ambrosoli, allora direttore dell’ospedale di Kalongo, di lasciare tutto. Trasferire malati e personale fu un’impresa che non si può descrivere. Dopo pochi chilometri di strada il convoglio si ferma, Padre Giuseppe scende e, guardando lontano, vede il fumo salire dall’ospedale. Di fronte a questa prova lacerante esclama: “Ciò che Dio ci chiede di vivere non è mai superiore alle nostre forze”. Morirà pochi mesi dopo. Il chicco gettato nella buona terra muore e dà frutto: dopo pochi anni l’ospedale riprenderà vita grazie al contributo della gente locale e ad altre persone di buona volontà.

“Beati i miti perché erediteranno la terra” in Padre Ambrosoli la beatitudine evangelica si è realizzata.