LA STORIA DI AUNO PASKA

Mi chiamo Auno Paska, ho 39 anni e lavoro nella Cooperativa Wawoto Kacel da quattro anni. Sono nata nel 1979 senza problemi di salute, poi nel 2004 mi sono ammalata ed è da quel momento che la mia disabilità ha avuto inizio.

Non sono mai andata a scuola perciò, quando mi sono ammalata, la vita è diventata molto più difficile: prima di tutto non sapevo come gestire la mia disabilità e in più non avevo competenze, quindi non trovavo un lavoro che potesse mantenermi. Ho anche avuto un bambino, ma l’uomo con cui stavo mi ha abbandonata senza darmi alcun tipo di aiuto. Sto facendo davvero molta fatica a crescerlo da sola, ma la difficoltà più grande è stata dargli l’opportunità di andare a scuola.

Nel 2009 la mia situazione diventava sempre più complicata e dovevo agire in fretta prima di ritrovarmi in serie difficoltà, così mi sono decisa a frequentare un corso di taglio e cucito. Ho ricevuto quindi una certificazione e le persone che hanno tenuto il corso mi hanno aiutato dandomi una macchina da cucire: avevo finalmente l’opportunità di ricostruirmi una vita.

Dopo qualche tempo, ho deciso di mettere a frutto le mie competenze acquisite con il corso così, nel 2012, ho fatto richiesta per lavorare presso la Cooperativa Wawoto Kacel e sono stata presa! Ho potuto allora guadagnare i soldi necessari per pagare le spese scolastiche di mio figlio e per comprare del cibo: la mia vita è cambiata, è migliorata tantissimo rispetto a prima!

Ora lavoro in quella che è chiamata “tailoring section” (la sezione taglio e cucito): confeziono borse, tovaglie, uniformi e cestini del pane, insieme alle mie colleghe. Siamo le sarte della cooperativa: mettiamo insieme i tessuti colorati per formare utili accessori.

Sono felice sia per lo stipendio che guadagno, che facilita la mia vita, ma soprattutto perché ho avuto l’opportunità di guadagnare la cosa più importante: l’attitudine alla positività. Quando ero a casa, senza un lavoro e con un bimbo da crescere, non ero felice né soddisfatta della vita che conducevo; l’ingresso in Cooperativa ha cambiato tutto: ora sento di poter condividere i miei problemi con persone simili a me e che capiscono la mia storia!

È importante l’unità tra i membri della Cooperativa, ma la cosa più bella, secondo me, è come tutti siano trattati allo stesso modo: siamo tutti parte attiva dello stesso progetto. Ma non è solo questo: prima facevo molta fatica a perdonare le persone e avere fiducia in chi incontravo, ma ora sono diversa, riesco a stare con gli altri e a condividere momenti insieme, soprattutto con le mie colleghe.

È molto bella questa sensazione e se dovessi dire cosa significa per me “Wawoto Kacel” direi essere cooperativi, restare uniti, lavorare e “camminare insieme” per produrre risultati positivi.