LA STORIA DI ACIRO CHRISTINE

Il mio nome è Aciro Christine e lavoro nel reparto del telaio a mano della Cooperativa Wawoto Kacel. La mia è una storia di guerra, quella del terribile conflitto che ha piegato il Nord Uganda dal 1986 al 2006. La mia sofferenza iniziò nel 1994, quando fui rapita dall’esercito di Joseph Kony, il Lord’s Resistance Army o LRA (“Esercito di Resistenza del Signore”). Sono molte le bambine che sono state rapite e ridotte a schiave sessuali, diventando le “mogli” dei comandanti ribelli ed erano loro che negli accampamenti si occupavano dei lavori più pesanti, quando non erano costrette a combattere in prima linea. Anche per me si prospettava un terribile compito: contro il mio volere mi hanno forzato a prendere marito.

Il mio primo bambino è nato nel bush (che letteralmente significa “erba alta”, dove si nascondevano le truppe ribelli), potete immaginare cosa vuol dire dare alla luce e crescere dei figli in un clima di terrore, odio e violenza. Sono rimasta insieme ai ribelli per circa dodici anni; la vita che facevo era molto dura ma, finalmente nel 2005, durante uno scontro tra l’esercito regolare e i ribelli, sono riuscita a fuggire e sono stata salvata dall’esercito di Amuru (un distretto di Gulu). Quando sono ritornata dal bush non ho più trovato i miei genitori e mi sono sentita emarginata dalla mia comunità, che non vedeva di buon occhio le persone che erano state a contatto con i ribelli, soprattutto se portavano con sé i bambini nati durante la prigionia. Per questo il mio re-inserimento è stato molto difficile. Per fortuna un’organizzazione umanitaria che supporta i bambini tornati dalla guerra mi ha aiutato dandomi qualcosa con cui sopravvivere. Grazie al loro intervento sono riuscita a comprarmi una casa dove stare con i miei figli.

Durante la mia permanenza nel bush avevo imparato come mantenere una piccola fattoria ma, una volta tornata, i miei parenti non volevano avere niente a che fare con me e non volevano darmi un pezzo di terra da coltivare. Così ho dovuto affittare un campo e ho iniziato a produrre riso.

Dopo qualche tempo, nel 2008, un amico mi ha detto di recarmi dai Comboni Samaritans of Gulu perché la Cooperativa Wawoto Kacel stava cercando persone, tra cui bambini ex soldato o tornati dal bush, da inserire nel suo personale. Far parte della Cooperativa mi ha permesso di pagare la scuola ai miei bambini. Riuscire a farcela da sola è sempre stato molto difficile ma, una volta arrivata in Cooperativa, mi sono sentita capita e accolta per quello che sono e questo mi è stato di grande aiuto.

Una volta trovata serenità e stabilità mi sono risposata e ho avuto un bambino da mio marito, oltre ai tre che avevo avuto nel bush, di cui lui però non vuole sapere niente, tanto che non vuole pagargli le spese scolastiche che, quindi, sono esclusivamente a carico mio.

Tuttora la vita non è facile: non ho un pezzo di terra di mia proprietà e sono tante le sfide che devo affrontare ogni giorno.

La cosa più importante però che ho imparato in Cooperativa è a trasformare il malessere in benessere, a essere quindi positiva nei confronti della vita. Arrivare alla Wawoto Kacel ha significato per me iniziare a vivere dignitosamente.