UN COLPO AL CUORE E UN PUGNO ALLO STOMACO
Luciana Zambon è responsabile del progetto Sostegno a Distanza e questo significa che spesso si reca a Gulu per monitorare l’andamento del progetto, per confrontarsi con il personale locale e conoscere i bambini sostenuti a distanza. Nel 2015 è tornata a Gulu e ha incontrato circa 420 bambini sostenuti dalle famiglie italiane attraverso Good Samaritan: un incontro importante sia per lei, che ha potuto ascoltare le testimonianze e le storie dei bambini, sia per i ragazzi presenti, che hanno potuto raccontare a Luciana le loro difficoltà e ringraziarla (ringraziando così anche i donatori) per la possibilità che viene loro data di studiare.

Arrivare in Uganda e tornare a casa è sempre un colpo al cuore e un pugno allo stomaco. Un colpo al cuore quando arrivo per i sorrisi che subito mi circondano, per l’accoglienza calorosa che ogni volta le persone mi riservano; lo è anche quando parto, perché il loro saluto e la loro benedizione mi commuovono e mi dispiace lasciarli. Un pugno allo stomaco perché, quando arrivo a Gulu, mi chiedo come possano vivere con così poco ed è la stessa sensazione di quando rientro in Italia, perché mi disturba che noi abbiamo bisogno di così tanto per vivere e mi scandalizza quanto cibo e quante risorse sprechiamo inutilmente.

In ogni missione c’è però un giorno in cui il cuore mi si allarga, i miei occhi si perdono in tanti sguardi pieni di speranza e le mie mani vengono strette da tante mani riconoscenti: è il giorno in cui tutti i bambini e ragazzi del nostro progetto Sostegno a Distanza vengono chiamati per incontrare la “mama” di Good Samaritan, venuta dall’Italia.

IMG_0336 Due anni fa erano 300, quest’anno ne ho incontrati circa 420. Erano dappertutto: ovunque girassi lo guardo, il salone era gremito; così pure il corridoio, le scale, l’ingresso e anche il giardino, le sedie disponibili non sono state sufficienti per tutti. Erano bambini e ragazzi dai quattro ai ventidue anni, partiti a piedi il mattino presto dai loro villaggi, vestiti con l’abito migliore che, per la maggior parte di loro, soprattutto per i più piccoli, è la divisa scolastica. Nonostante il numero considerevole non è stato necessario alcun richiamo all’ordine perché i ragazzi sono abituati alla rigida disciplina delle scuole ugandesi; invece l’invito di Cinderella, una delle coordinatrici, a cantare e pregare è stato subito accolto con molta partecipazione.

I ragazzi hanno ascoltato con attenzione le parole di Massimo Lwanga, direttore dell’organizzazione: parole di comprensione per tutte le loro difficili situazioni, ma anche parole di richiamo all’impegno nello studio, a un comportamento corretto fuori della scuola, al sentimento di riconoscenza per i benefattori. Io li ho accolti con parole di grande affetto perché conosco tutte le loro storie, i traumi subiti, gli abbandoni, la precarietà del loro benessere e del loro futuro e quindi li ho ringraziati di aver fatto tanta strada per partecipare all’incontro. Ho raccontato quanto Good Samaritan, con l’aiuto dei suoi sostenitori, sia impegnata a garantire la continuità dei loro studi e sottolineato quanto sia importante per ogni benefattore ricevere notizie una volta l’anno dal proprio bambino in sostegno.

Quando è stata data loro la parola qualcuno è intervenuto: Denis, 14 anni, ha spiegato che non è facile scrivere a una persona che non si conosce e che sarebbe felice se il suo benefattore gli mandasse una fotografia o andasse in Uganda a trovarlo; Brian, 19 anni, capofamiglia, ha detto invece di ricevere ogni anno una lettera di incoraggiamento dal suo benefattore e che questo lo aiuta molto perché “è vero che il cibo e il sostegno scolastico che riceviamo sono indispensabili, ma per noi ragazzi orfani con fratelli più piccoli a cui pensare fa bene anche sapere che chi ci aiuta ci pensa e prega per noi”; Paska, 22 anni, si ritiene molto fortunata di aver avuto la possibilità di studiare soprattutto in quanto donna e, ringraziando i Comboni Samaritans of Gulu e Good Samaritan, ha affermato che quando otterrà il diploma di infermiera, e potrà lavorare, cercherà di offrire ad altri tutto il bene che ha ricevuto; Stephen, 18 anni, ha detto che fino a qualche anno fa, quando non aveva la possibilità di andare a scuola regolarmente si sentiva una “nullità”; ora invece si rende conto che anche lui potrà diventare “qualcuno”. Geoffrey, 16 anni, ha manifestato la sua riconoscenza perché da quando ha “i genitori italiani” che gli pagano le tasse scolastiche, viene curato con regolarità per una malattia cronica di cui soffre; infine Nancy, 16 anni, ha dichiarato che a lei piace studiare e si impegna molto, ma le risulta piuttosto faticoso perché quando torna da scuola si deve occupare della nonna anziana invalida, di due fratellini, di raccogliere la legna, di prendere l’acqua, di preparare la cena. Nancy ha anche detto che durante le vacanze cerca di recuperare quello che non è riuscita a studiare durante il trimestre precedente.

Sono stati interventi semplici, sinceri, significativi sulle loro difficili realtà che, ancora una volta, hanno confermato come il nostro sostegno a distanza possa dare una speranza, un’opportunità. Sono stata in visita in varie scuole (primarie, secondarie, professionali) per incontrare i bambini/ragazzi che sosteniamo, per incoraggiarli a continuare a studiare, per far sentire loro che Good Samaritan non è un’entità astratta, ma sono tante persone, tante famiglie che vogliono loro bene e per loro si sono economicamente impegnate. Ho parlato con i direttori delle scuole che ho visitato: tutti hanno espresso riconoscenza per la nostra scelta di sostenere gli studi ai bambini orfani o che vivono in situazioni di estrema povertà e grande apprezzamento per la continuità del nostro impegno perché la scuola non è solo istruzione, ma anche educazione.

“Un bambino che va a scuola è un bambino salvato”, mi ha dichiarato una direttrice, “e nel nostro distretto sono ancora tanti i bambini da salvare, voi date speranza e dignità a questi bambini”Questo è quello che noi cerchiamo di fare con il sostegno di tutti i donatori e il nostro impegno quotidiano. Grazie a voi cari amici e benefattori: insieme possiamo garantire futuro e speranza.

 

LUCIANA SI RACCONTA ATTRAVERSO LE SUE FOTOGRAFIE
Le fotografie raccontano chi siamo, ma soprattutto la nostra visione del mondo e delle esperienze che viviamo. Ecco perché è importante, per noi di Good Samaritan, che le testimonianze non siano raccontate solo sotto forma di parole, ma anche di immagini: per rivivere con gli occhi della persona che racconta i luoghi dove è stato, le persone che ha incontrato, le esperienze che ha vissuto e le emozioni che ha provato!