SENTIRSI A CASA

Arrivare a Gulu è come tornare a casa. È una sensazione difficile da spiegare ma dal sapore semplice e confortante. Man mano che passano gli anni è sempre più facile ambientarsi, è sempre più piacevole rivedere le persone del posto, è sempre più bello condividere del tempo con loro. Tutti ora hanno capito chi sono e cosa faccio; certo, non è difficile riconoscermi mentre giro per gli uffici con una telecamera in mano; ma, se i primi anni ero guardata con diffidenza ed erano intimoriti da questo misterioso oggetto, ora il mio obbiettivo fotografico non fa più paura e sono ben disposti a regalarmi un sorriso o a lasciarsi filmare.

La sensazione di essere una di casa (nonostante mi sembri di non essere mai andata via) l’ho avuta girando per la Cooperativa Wawoto Kacel appena arrivata da Kampala. Ci sono due o tre donne con le quali ho più confidenza e con le quali c’è stata subito molta empatia. Quando sono entrata nella sezione dove tingono le stoffe una di loro era girata di spalle e, al momento, non mi ha notata ma, quando ha sentito la mia voce, si è voltata, mi ha riconosciuto, si è alzata e mi è corsa incontro gridando: “Larema!” (che in lingua acholi significa “amica”). Mi ha fatto un piacere infinito vedere come è semplice rimanere nel cuore di qualcuno.

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Susanna insieme a Dorothy, la “Larema” del racconto. Dorothy è malata di AIDS e lavora nella sezione Tye and Dye (leggi la storia di Dorothy); Susanna l’ha aiutata ad acquistare una bicicletta grazie alla quale riesce a raggiungere la Cooperativa Wawoto Kacel senza sforzare troppo il ginocchio, al quale ha dolore. Dorothy ha voluto regalarle una borsetta confezionata a mano da lei in persona.