SUSANNA, E POI?

Tutti qui sanno il mio nome. Qualche coraggioso cerca di dirlo in italiano, dimenticando alle volte una “n”, come fanno gli spagnoli, altri invece preferiscono andare sul sicuro e mi chiamano “Susan”, all’inglese insomma. Tutti sanno chi sono io, tuttavia fatico ancora a ricordare i nomi delle persone che lavorano qui, d’altra parte sono molte, non potete biasimarmi.

Di sicuro ricordo i loro nomi inglesi, non quelli acholi: conosco Brian, il giardiniere “tappetto” che taglia l’erba costantemente e nei momenti meno opportuni (solitamente quando vai a coricarti per un pisolino); conosco bene il nome Gloria: mi rifà il letto e pulisce minuziosamente la mia stanza; poi c’è Cindarella, una persona speciale, che si prende cura dei bambini capo famiglia: è la persona con cui mi relaziono di più per programmare le visite e le interviste ai bambini sostenuti a distanza o per raccogliere storie da condividere coi nostri donatori.

Ogni anno tuttavia imparo nomi nuovi, perché chiamare per nome le persone è importante, come è importante conoscerle e condividere con loro il mio quarto viaggio a Gulu. Penso sia ora per me di prendere un nome in lingua “acholi”…

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Susanna insieme a Neil e Mirriam, due bambini dell’asilo nido delle collane ai quali è molto affezionata.