“LA DOMENICA IL TEMPO SEMBRA DILATARSI ALL’INFINITO. È IL SENSO DI FESTA CHE CINGE IL CUORE E CHE, A VOLTE, TOGLIE IL RESPIRO”

La domenica è un giorno di riposo e di preghiera. Solitamente cerco di riordinare la mia stanza, archiviare il materiale girato e prendere fiato. Il compoud è deserto, gli uffici sono chiusi, le donne della cooperativa sono a casa e non si sentono i bambini dell’asilo nido giocare e cantare. Tutto tace, se non fosse per l’eco dei canti che arriva dalla Chiesa poco distante. Dimentico ben presto che è un giorno di riposo, inforco la mia telecamera e seguo quell’eco.

Passata di fianco al pozzo dell’acqua, dove in coda ci sono sempre le taniche al posto delle persone, comincio a sentire odore d’incenso. Un chierichetto, fuori dalla porta della chiesa, agita insistentemente il turibolo che emana un profumo che mi ricorda tutte le Ave Maria recitate da bambina. Dentro nella Chiesa regna l’armonia. Ci sono tantissime persone: si alzano e si siedono contemporaneamente, pregano in coro e cantano come fosse festa. E la domenica è festa grande: i bambini indossano i loro abiti migliori, anche se di qualche taglia in più e rimangono in silenzio, in ascolto, in preghiera.

Quando arriviamo noi bianchi la strada comincia a popolarsi. Hanno visto la mia macchina fotografica e sono curiosi di vedere chi sarà il primo ad essere immortalato. Mi guardano ridendo, qualcuno scappa appena punto l’obiettivo, altri fanno a gara per avvicinarsi. Gli piace molto rivedersi sullo schermo: si fanno delle risate pazzesche. Mi accorgo ben presto che abbiamo creato un po’ di caos, alcuni bambini incuriositi sono usciti dalla Chiesa, c’è un gran chiacchiericcio, qualche schiamazzo e molto movimento. La messa finisce e tutte le persone si riversano in strada, la festa è finita. O forse no.

Succede tutto molto in fretta, altri bambini curiosi si avvicinano (o per meglio dire: ci assaltano), vogliono fare le foto con noi. Riconosciamo alcune donne della cooperativa che sono felicissime di vederci e di sapere che condividiamo con loro quel momento di festa. Facciamo qualche foto di gruppo, chiacchieriamo con qualcuno e mi accorgo che l’eco dei canti continua, non si è fermato nonostante la Chiesa sia vuota. Mi lascio guidare di nuovo dalla musica e, con una scia di bambini che mi segue, mi ritrovo nella cappella poco distante. Un gruppo di donne armate di tamburi e strumenti musicali sta continuando i festeggiamenti. Mi soffermo sull’uscio, rapita dalla litania e dai movimenti ondulatori dei corpi in preghiera. La canzone è dolce, rassicurante e piena di gioia. Mi godo il momento lasciando a riposo la telecamera.

Quando il canto si fa più ritmato decido di godermi lo spettacolo in pieno e mi dirigo verso l’altare, così da vedere le donne in viso. Abbraccio la telecamera e schiaccio “rec”, ma ben presto le mani cominciano a tremare: è un momento magico, intriso di spiritualità ma allo stesso tempo così umano, così reale da diventare di una bellezza incredibile. Faccio fatica a riprendere e il video è instabile perché mentre cantano io piango, cerco di capire se di gioia o d’altro, ma piango per lo splendore al quale sto assistendo. E poi finalmente capisco: questa è la celebrazione della vita.

Ecco di che festa si trattava.