LA STRADA CHE PORTA A GULU
Susanna è partita per Gulu con l’obiettivo di raccogliere materiale fotografico e video per raccontare ai donatori e ai sostenitori i nostri progetti. Ai piedi di questa pagina troverai l’articolo trasformato in un video con musica e bellissime fotografie… decidi tu se leggere lo scritto o guardare il video!

Il mio terzo anno in Uganda è stato sicuramente quello più coinvolgente. Sia perché la permanenza è stata più lunga (un mese) sia perché l’Africa ha il potere di ricordarti sempre quello che sei veramente e forse quest’anno ne avevo davvero bisogno, di più rispetto a quelli precedenti. Anche questa volta ho deciso di chiamare la mia avventura ROAD TO GULU. Il nome è nato l’anno scorso durante il viaggio in macchina che porta da Kampala a Gulu. È un tratto di strada che mi ha incantato a prima vista.

ROAD TO GULU_9La strada che porta a Gulu è dritta, immersa nel verde, asfaltata (non da molto) e divide in due l’Uganda. La vita in Africa si svolge in strada, le capanne sono infatti anguste, piccole e umide e le persone, fino dalle prime ore dell’alba, si riversano in strada. Le donne stendono per terra le loro stuoie, ardono i carboni e cominciano ad arrostire pannocchie. Gli uomini si raggruppano fuori da un piccolo bar e cominciano a giocare a scacchi o a sistemare le motociclette vecchie e guaste. I bambini corrono dietro a qualche gallina o vanno a prendere l’acqua. La vita è fuori, a contatto con la natura e con la gente. Per questo quando si arriva in Africa non si capisce da che parte siano saltate fuori tutte quelle persone: non si sa da dove vengano e soprattutto dove vadano, ma sembrano tutte incredibilmente indaffarate. È una differenza fondamentale che, a noi che siamo abituati a stare in ufficio, a casa, nel centro commerciale e quindi al chiuso, trasmette un’energia e un senso della comunità davvero forte. La comunità, i legami, le relazioni, la condivisione, la spiritualità, sono queste le cose che riscopri in Africa, valori il cui vero significato ci sta sfuggendo.

Per strada vedi spesso bambini che condividono un pezzetto di canna da zucchero, uomini per mano (che in Uganda è segno di profonda amicizia), persone che si scambiano interminabili saluti. Dal finestrino scorgi donne sedute all’ombra del mango che parlano tra loro: una si arrabbia, l’altra borbotta e poi una grande risata di gruppo. Vedrai spesso donne o bambini con le taniche pesanti in testa, qualcuno scalzo, qualcuno senza un vestito e questo ti ricorda la fatica, le difficoltà che le persone vivono ogni giorno. Ti fa apprezzare i confort a cui sei abituato e rivalutare tutti quegli oggetti che fanno parte della nostra quotidianità. Oggetti che, in fondo, non sono poi così indispensabili, ma di cui ci riempiamo la casa e la vita.

La strada che porta a Gulu da sola vale il viaggio intero: è il primo contatto che si ha con la realtà nella quale si è stati catapultati dopo ore di volo. È la strada che ti conduce in quel meraviglioso posto che ti ruberà il cuore, che ti farà vivere esperienze che porterai sempre dentro e che ti farà conoscere persone che ricorderai con amore.

ROAD TO GULU_8La vita a Gulu non va capita, va vissuta. E non con l’ansia di dover fare qualcosa, di dover per forza lasciare un segno tangibile del proprio passaggio. È tutto il contrario: è Gulu che ti lascia un segno indelebile, lo fa con i suoi tempi e con i suoi modi, lentamente e a bassa voce. Voler andare a Gulu per cambiare il mondo è sbagliato. Sarà Gulu a cambiarti, se partirai con i giusti propositi: l’abilità all’ascolto, lo spirito di osservazione, la voglia di condividere e di lasciarti affascinare, la capacità d’adattamento e la disponibilità di lasciarti attraversare da emozioni nuove. Un’operazione molto difficile quest’ultima che ha bisogno di una premessa: bisogna lasciare a casa tutti gli schemi mentali a cui siamo abituati e che “co-stringono” la nostra vita. Bisogna lasciare a casa la malattia dell’organizzazione, della fretta, del profitto. Costa tantissimo sacrificio e controllo, ma ne vale la pena, per vivere un’esperienza intensa e di valore.

Quest’anno ho raccolto diverso materiale video, soprattutto testimonianze; come quella di tre bambini che vivono senza genitori o parenti e che sopravvivono grazie al progetto Bambini Capo Famiglia. La storia di Venturina, inizialmente aiutata con il progetto Microcredito e diventata ora volontaria dei Comboni Samaritans of Gulu; alcune testimonianze di bambini in difficoltà aiutati dalle famiglie italiane che danno loro la possibilità di andare a scuola (attraverso il progetto Sostegno a distanza); i ragazzi appena usciti dalle scuole professionali che hanno ricevuto dei kit lavoro per iniziare una loro attività.

Ho ascoltato tante voci e tante storie e sono sempre più sicura che il nostro aiuto sia fondamentale e che tantissime persone contano su di noi. Sono convinta che il nostro impegno guarda sempre più all’auto sostenibilità. L’aiuto concreto di cui beneficiano tantissime persone in difficoltà fa parte di un disegno che, con forza e speranza, punta a renderli capaci di farcela da soli. Non è mero assistenzialismo quello che facciamo: ha tutta l’idea invece di un progetto con un obiettivo preciso, quello della sostenibilità e dell’autonomia. Questo mi spinge a crederci con sempre più forza, perché è vero che è una strada difficile da percorrere ma, come la strada che porta a Gulu, da sola vale il viaggio intero!

GUARDA IL VIDEO!

Guarda le video puntate realizzate da Susanna, con il cellulare, durante il suo viaggio a Gulu nell’agosto del 2016.