UN ITALIANO IN UGANDA
Vincenzo è partito per l’Uganda con tante aspettative e domande; ha vissuto il suo viaggio con occhi curiosi e col cuore aperto a nuove esperienze e incontri. Tantissime sono le cose che lo hanno positivamente impressionato e per questo non vede l’ora di tornare.

Come sempre quando si affronta un viaggio le curiosità, le aspettative e le domande che uno si pone sono tante e, prima del viaggio a Gulu, erano ancora di più. Consapevole che non sarebbe stato un viaggio canonico, sono partito super “gasato”, anche perché condividevo quest’avventura con mia sorella Laura, mio nipote Mark, che hanno viaggiato a stretto contatto con me, e naturalmente con mia nipote Susanna, responsabile della comunicazione per Good Samaritan, che ci aspettava a Gulu.

Non era la prima volta in Africa, ma le esperienze che avevo vissuto fino ad allora erano state sempre improntate sul relax: villaggio, escursioni organizzate, mare… Niente di paragonabile a quello che mi sono trovato davanti una volta arrivato in Uganda. L’impatto con l’Africa è sempre molto forte (e positivo): odori, profumi, colore, gente, soprattutto la gente: quella che ho visto a Kampala, la capitale. Gente dovunque: per strada, sui marciapiedi, nei pulmini. Abbiamo attraversato la città di notte e siamo arrivati a Gulu la mattina, là c’era Susanna ad aspettarci.

IMG_4608Siamo stati catapultati dal caos della capitale alla tranquillità del Palm Garden, la guest house-ristorante dove alloggiano gli ospiti in visita ai progetti dei Comboni Samaritans of Gulu. Un luogo protetto e dove regna la pace. Eravamo stanchi dal viaggio, ma prontissimi a vivere un’esperienza indimenticabile (nella foto Vincenzo insieme a Cindarella, responsabile del progetto Bambini Capo Famiglia, in visita ai beneficiari).

Il Palm Garden era composto da varie strutture: la sala dove mangiavamo, le piccole capanne che fungono da alloggi per gli ospiti, il bar e la tettoia dove ci si incontrava nei vari momenti della giornata. Adattarsi i ritmi del posto è molto facile e naturale: s’inizia assaporando gli odori e i sapori, in particolare quello del burro d’arachidi fatto a mano, servito a colazione.

IMG_1769Varcato il cancello del Palm si entra nel secondo “compound”, quello degli uffici dei Comboni ma anche della Cooperativa Wawoto Kacel e dell’asilo nido delle collane. Ecco, qui inizia veramente il mio percorso: per me era importante iniziare la giornata con il sorriso dei bambini dell’asilo. Non ci sono parole o foto che possano descrivere la sensazione di questo incontro, un dolce ricordo che rimarrà indelebile nella mia mente. Il solo fatto di avere avuto la fortuna di conoscere questi piccoli bimbi, vale il viaggio a Gulu.

Mi sono rimasti molto impressi i mezzi di trasporto che si usano a Gulu per sposarsi: i boda-boda, le motorette sulle quali si può salire in più di tre persone. Si sceglie la destinazione e si tratta il prezzo col driver, prima di partire. Con il boda raggiungevamo il mercato, che meriterebbe una parentesi specifica, andavamo a cambiare i soldi, a fare spese per i negozietti di Gulu, a visitare la città insomma. Qualche volta, al ritorno, invece del taxi locale andavamo a piedi. Questo ci dava la possibilità di passare per i villaggi e incontrare tantissima gente. La prima sensazione è quella di essere un estraneo, sensazione dovuta sicuramente alla pelle bianca: ti senti tutti gli occhi addosso. Ma quando i bambini ti corrono incontro e ti salutano questo disagio passa immediatamente.

IMG_2055Tra le tante attività gestite dai Comboni che abbiamo visitato, mi è rimasta impressa la scuola elementare dove siamo stati accompagnati da Cindarella, responsabile del progetto Bambini Capo Famiglia. Quando siamo arrivati ci hanno accolto con danze e canzoni e siamo riusciti a partecipare a qualche lezione, sedendoci sui banchi in mezzo agli alunni. Molti di questi bambini fanno tantissima strada per raggiungere la scuola, partono molto presto la mattina e non è raro vederne qualcuno che si addormenta mentre la maestra spiega la lezione! Abbiamo conosciuto alcuni bambini sostenuti a distanza dalle famiglie italiane tramite Good Samaritan: Susanna ha fatto loro delle interviste in cui si sono raccontati, spiegando le difficoltà che devono affrontare ogni giorno. Sono bambini molto grati per la possibilità che viene data loro: l’istruzione non è accessibile a tutti, ma Good Samaritan si impegna per garantire un futuro a questi bambini che vivono situazioni di povertà.

I sorrisi dei bambini africani ti rapiscono: nonostante tutti i problemi che hanno, loro sorridono sempre. Anche se mi è capitato di vedere dei bambini realmente tristi: è il caso dei Bambini Capo Famiglia. Ho incontrato Saddath e Gabriel, due di tre fratelli, che vivono senza adulti di riferimento. Il più grande, Saddath avrà avuto solo dodici anni. Ci hanno accolto nella loro capanna, stendendo per noi una stuoia e, sedendosi acconto a noi, ci hanno raccontato la loro storia. La loro testimonianza mi ha fatto capire davvero cosa vuol dire “sopravvivere”. La loro condizione di precarietà mi ha colpito a tal punto da attivarmi immediatamente per aiutarli.

IMG_1723Conoscere e comprendere queste situazioni non è stato sempre facile e non lo era nemmeno tornare all’alloggio, alla nostra “normalità” dopo aver visto le difficoltà che le persone qui devono affrontare ogni giorno.

Le tre settimane di permanenza sono passate molto velocemente e stava arrivando il momento di tornare a casa, un momento che non vorresti mai che arrivasse. Il mio pensiero è stato: quando posso tornare? Sei proiettato verso l’Italia ma non vorresti mai lasciare tutte le persone che hai incontrato, con le quali hai chiacchierato, mangiato, riso e scherzato. Il viaggio in macchina da Gulu a Entebbe ti aiuta a fare chiarezza nella mente, a riflettere su quello che hai vissuto e a fissare i ricordi, il tutto condito dai bellissimi scorci di vita africana che si notano lungo la strada.

Fate, se potete, questa esperienza perché è davvero indimenticabile: torni a casa con una visione completamente nuova della vita. Il mio quesito, alla fine di questo viaggio è: viviamo meglio noi oppure loro?

VINCENZO SI RACCONTA ATTRAVERSO LE SUE FOTOGRAFIE
Le fotografie raccontano chi siamo, ma soprattutto la nostra visione del mondo e delle esperienze che viviamo. Ecco perché è importante, per noi di Good Samaritan, che le testimonianze non siano raccontate solo sotto forma di parole, ma anche di immagini: per rivivere con gli occhi della persona che racconta i luoghi dove è stato, le persone che ha incontrato, le esperienze che ha vissuto e le emozioni che ha provato!