Una delle prime domande che mi hanno fatto quando sono tornata da questo viaggio è stata quella di descrivere l’esperienza in tre parole: colore, comunità ed energia. Colore, come quello della terra rossa che ti rimane addosso, sui vestiti e sulla pelle, e che sembra non andarsene mai, proprio come i ricordi di questa esperienza. Comunità, perché a Gulu, pur essendo io l’estranea, mi sono sentita accolta come in una grande famiglia, tutto infatti è messo a disposizione per il prossimo e la condivisione è ciò che caratterizza la vita quotidiana. Energia, quella di un popolo che, dopo anni di sofferenza e guerra, affronta la vita con coraggio e forza.

In queste due settimane ho potuto osservare da vicino diverse realtà, come la scuola, con le sue classi piene di bambini entusiasti. Questo spaccato mi ha mostrato come l’istruzione possa diventare strumento di riscatto e speranza.

Attraverso le testimonianze dei ragazzi di strada, delle donne della Cooperativa, di suor Dorina e di tanti altri che hanno condiviso un pezzo della loro memoria, ho potuto conoscere la storia degli Acholi, un popolo che porta ancora le cicatrici del conflitto e degli anni di violenza vissuti. Eppure, ciò che mi colpisce è la loro capacità di trasformare la sofferenza in resilienza, di guardare avanti con dignità e coraggio. Quello che mi è rimasto più impresso sono gli incontri con le persone. Può sembrare scontato, ma non lo è, perché ogni saluto è seguito da una semplice domanda: “come stai?”. È proprio in quel momento che ti accorgi di essere visto davvero: non come straniero, non come ospite, ma come persona. E poi ci sono i momenti collettivi, quelli che esplodono in canti e danze. Prima il silenzio, poi le voci che si alzano insieme ai tamburi e ai sonagli, e la comunità che si muove come un unico corpo. È lì che si sente davvero l’energia di questo popolo: una gioia autentica, condivisa con orgoglio e vissuta fino in fondo. Il colore della terra, la comunità che ci ha accolti e l’energia che ho respirato restano impressi dentro di me come un invito a tornare.

Alessandra