Ero da poco rientrata a Gulu dall’Italia, nel 2024, quando una mattina piovosa e fredda uno degli operatori dei Comboni Samaritans of Gulu, partner locali di Good Samaritan, arrivò tenendo per mano un bambino.
E.G. era stato trovato di mattino presto mentre dormiva sul marciapiede della città. Era infreddolito e affamato. Gli preparammo qualcosa da mangiare e, mentre mangiava, la sua diffidenza nei nostri confronti si sciolse rapidamente. Poco a poco iniziò ad aprirsi e a raccontare la sua storia.
Veniva da un villaggio a circa 40 km da Gulu. Aveva 10 anni ed era partito insieme al fratellino più piccolo, di 8 anni, ma una volta arrivato in città ne aveva perso le tracce.
Mi colpì molto il suo sorriso dolce e il modo tenero con cui giocava con il nostro gattino, che gli si era avvicinato come per accoglierlo. Aveva un grande desiderio: trovare la sua mamma, che aveva lasciato il villaggio nella savana per trasferirsi a Gulu, una cittadina che offre maggiori possibilità.
Dopo alcune ricerche riuscimmo a rintracciare la nonna e lo accompagnammo a casa. Sembrava l’inizio di una nuova possibilità: fu iscritto a scuola e pagammo le tasse scolastiche perché potesse tornare a studiare.
Quello fu il mio primo incontro con una realtà che non esisteva quando lasciai Gulu, ormai 13 anni fa, per prendere servizio in Italia. Dopo poco tempo, venni a sapere che E.G. non era più con la nonna: era tornato sulla strada, là dove tanti bambini cercano ogni giorno di sopravvivere.
Parlando con i nostri operatori compresi che il fenomeno riguardava migliaia di bambini e ragazzi provenienti da famiglie disgregate o molto povere. Spesso fuggono da violenze domestiche, ma sulla strada trovano solo la legge del più forte, l’iniziazione all’uso di alcol e droga e il coinvolgimento in attività criminali.
Questo incontro non mi diede più pace.
Con lo staff dei Comboni Samaritans of Gulu iniziammo a chiederci cosa si potesse fare. Le idee erano molte e ancora più grande era il desiderio di salvare questi bambini dall’inferno della strada. Ma mancavano le risorse necessarie. Le autorità civili ci incoraggiarono a partire, perché a Gulu non esistevano strutture idonee per accoglierli.
Pregavo con insistenza perché si aprisse una porta. L’occasione arrivò grazie a una donazione che ci permise di ristrutturare un vecchio edificio e aprire una casa-famiglia che, in seguito, i bambini stessi vollero intitolare a Papa Francesco.
Dopo pochi mesi tutto era pronto.
I bambini iniziarono ad arrivare: dapprima per curiosità, per capire quella nuova realtà, poi per restare.
Quel poco che avevano con sé, oltre ai vestiti sporchi che indossavano, erano coltelli per difendersi e marijuana, di cui facevano già uso. Gli inizi non furono facili. L’astinenza dalla droga, la mancanza della libertà che la strada apparentemente offre, l’incertezza sul futuro e il non sapere cosa sarebbe accaduto generarono ansia e tensione. Abituati ad essere manipolati da tutti, erano profondamente sospettosi. Ma, in poco tempo, capirono che in quel luogo avevano trovato ciò che era mancato nella loro infanzia: amore, cura, gioco, istruzione e le opportunità che ogni bambino dovrebbe avere.
Poco a poco l’atmosfera cambiò. Iniziarono a sognare un futuro bello e possibile.
Il linguaggio, gli atteggiamenti e le relazioni diventarono più sereni e rispettosi. Questo colpisce sempre le persone che vengono a trovarci, perché questi bambini non devono più lottare ogni giorno per sopravvivere.
Oggi abbiamo 17 bambini affidati dal Tribunale dei Minori e un personale qualificato, come previsto dalla legge ugandese, ma soprattutto profondamente motivato e dedicato. Ogni giorno vedono questi bambini crescere e cambiare, e questo ripaga ampiamente i sacrifici e l’impegno richiesto.
La nostra struttura ha ora una capienza di 20 posti e siamo felici di poter accogliere altri bambini che il Tribunale vorrà affidarci.
Anche le risorse hanno iniziato ad arrivare e ci hanno permesso di ampliare la struttura, che inizialmente poteva accogliere solo 14 bambini, e di sostenere le spese quotidiane. Il nostro assistente sociale sta rintracciando le famiglie di origine e lavora per creare le condizioni per un possibile reinserimento.
All’interno del progetto abbiamo avviato anche una sezione di Speed School, per favorire il recupero scolastico dei bambini che non sono mai andati a scuola, mentre due di loro, che avevano già frequentato alcuni anni di scuola, sono stati inseriti in una scuola-collegio insieme ai loro coetanei.
La vita scorre tra tante attività diverse e creative che ci permettono di creare un clima familiare e di scoprire i talenti di ciascuno. Spesso sono bambini brillanti e intraprendenti perché sono sopravvissuti per anni alla strada, alla violenza e alla precarietà. È davvero bello e rigenerante stare con loro.
Per me, ciò che accade davanti ai nostri occhi ogni giorno è come un miracolo. I cambiamenti nei bambini e le porte che si aprono per permetterci di continuare questo lavoro ci ricordano quanto questa missione sia urgente e necessaria.
Noi possiamo testimoniare che salvare questi bambini è possibile. Dare loro una vita dignitosa e un futuro diverso non è solo possibile: è anche un dovere.
Salvando loro aiutiamo anche le loro famiglie e le comunità da cui provengono.
Per questo il vostro aiuto è così importante.
Destinare il 5×1000 è un gesto semplice che non costa nulla, ma che spesso non viene preso in considerazione. In realtà è una vera e propria donazione: una scelta che può fare la differenza nella vita di tanti bambini.
Con il tuo 5×1000 puoi sostenere concretamente il progetto dei bambini di strada, offrendo loro un luogo sicuro, la possibilità di studiare, di crescere e di costruire un futuro diverso.
Un piccolo gesto per te può diventare per loro una nuova vita.
